Scrivere, leggere, creare con la mente e con le mani, utilizzando la fantasia e sperimentando quanto le potenzialità umane possano elevarsi al solo volerlo
Detesto
La fannullaggine, l'indolenza, l'apatia, il non voler scommettere con se stessi. La vita si concede a chi osa, rivelandosi incalcolabilmente bella anche quando fa male.
Questo blog non rappresenta una testata
giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può
pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del
7.03.2001
Lo avevo conosciuto all'Ipogeo dei miei amici Marcello ed Ivana... si era esibito in uno spettacolo pirotecnico in cui aveva alternato musica e parole, italiano e tarantino, amore per la sua terra e critica feroce...
era il 21 giugno 2008...
doveva tornare a Taranto a riproporre lo stesso spettacolo "Nato a Taranto" e lo avrebbero visto in tanti che non lo conoscevano ancora.... e lo avrebbero rivisto altrettanti che lo avevano già visto, conosciuto e apprezzato...
il 16 luglio, invece, ha fatto un incidente con a moto...
un camion non gli ha lasciato scampo e a soli 32 anni se n'è andato lasciandoci senza parole...
tanti sono i ragazzi che perdono la vita sulle strade... ma quando si tratta di qualcuno che hai conosciuto, al quale hai stretto la mano, che hai sentito recitare e cantare e mimare e parlare col cuore della sua città che è anche la tua città, continui a sentirne la voce, il calore della mano, a vederne il sorriso, gli occhi vispi, i capelli nerissimi, la saloppette e la maglietta bianca, i piedi nudi...
e stenti a credere che non lo rivedrai più in questa vita...
Francesco Greco, Ciccio per gli amici, uno psicologo nella vita, che trasuda creatività, che incanalando il suo surplus di energia è riuscito a realizzare un mix incredibile di invenzione letteraria, storia della musica, arrangiamenti musicali, esecuzione musicale...
viva le "sperimentazioni" se riescono a sortire effetti come quello del "prima della prima" di venerdì 27 giugno...
Ciccio Greco era lì ad alternare le note del pianoforte elettrico a quelle della tastiera, segnando il tempo e i ritmi che d'improvviso mutavano, seguito dal batterista Gianfranco Galetta, dal bassista Sergio Toraldo, dal chitarrista Domenico Carbotti e imprimendo, con gli occhi, imput di attacco e di ripresa ad una bravissima e appena ventenne flautista, Francesca Galetta.
La voce di Adriano Calzolaro proveniva da una nicchia in alto alla sinistra rispetto al pubblico, una nicchia scavata nella roccia che termina, nella parte più alta con una finestrella. Di solito la nicchia accoglie degli enormi "capasoni". Venerdì era l'"angolo" illuminato della voce narrante, una voce forte, bassa, bella, dal timbro deciso che raccontava la "storia" di canzoni e musiche del ventennio 1928-1948...
Era il 1930 quando la musica fu catturata e incisa in dischi che giravano alla velocità di 78 giri al minuto...
Ogni parola, ogni racconto della voce narrante era sottolineata da arrangiamenti musicali di canzoni che ognuno dei presenti aveva sentito chissà quante volte, canticchiati da genitori, nonni e zii.... ascoltati dai vecchi 78 giri che circolavano in famiglia...
"Parlami d'amore Mariù...."
"Ba-ba-baciami piccina sulla bo-bo-bocca piccolina..."
La storia della musica era "raccontata" in maniera singolare... c'erano nomi e cognomi di grandi musicisti o potenziali tali, finiti miseramente alcolizzati, in coma, a firmare contratti ultraventennali in una fabbrica di Coca-Cola...
storie di gente comune con la passione della musica nel sangue e il dolore della rinuncia...
storie inventate...
storie verosimili...
un bassista, un suonatore di sax...
storie di ordinaria straordinarietà, intervallate, sottolineate, rimarcate dalla maestria de' "Gli strimpellando muoio"...
ritmi avvolgenti, storie coinvolgenti, genialità d'intreccio fra musica e parole... e tutto nello splendido scenario dell'Ipogeo del Centro Culturale Filonide, ormai sede di spettacoli accattivanti, innovativi e acclamatissimi da un pubblico sempre più numeroso.
Se venerdì c'è stata la "prova generale"... sabato 5 luglio ci sarà la "prima"... da non perdere...
A distanza di una settimana, dopo il grande successo di Mimmo Fornaro con TARANTOLANDO...ANCORA, un nuovo grande successo di un giovane tarantino trapiantato a Roma, come, ahimè, la maggior parte dei nostri concittadini migliori che, per trovare adeguato spazio e affermare la propria creatività, sono costretti ad "emigrare"...
L'importante è, però, che ritornino... almeno per farci apprezzare la loro arte e per farsi applaudire come è successo a Daniele Serra, sabato 21 giugno u.s. con il suo spettacolo NATO A TARANTO.
Un trentaduenne autore, attore, mimo... scoppiettante con il suo fuoco di fila di battute, descrizioni, deliri, ricordi, ricostruzioni puntualmente presentate ad un pubb lico attento, alternando perfetto italiano al tarantino più strascicato, toni gravi a stridenti farsetti, mantenendo un ritmo così tanto serrato da rendere difficile agli spettatori inserire i propri applausi che alla fine dello spettacolo sono stati scroscianti, prolungati, sentiti, commossi.
Felice la scelta del musicista, Gabriele Tortorelli, un altro giovane, che ha sottolineato musicalmente tutti i passaggi veloci di Daniele, utilizzando tempi e ritmi in un sapiente altalenare di note allegre, tragiche, tragicomiche, burlesche (tema dominante e ricorrente "La gazza ladra" di Rossini).
Teatro dell'ipogeo al completo anche questa volta, presso il Centro Culturale Filonide, sulla "ringhiera" della Città Vecchia di Taranto. E della città vecchia di Taranto ha parlato a lungo Daniele Serra, elencando in un ritmo instancabile e incalzante pescatori e pescivendoli, cozzaruli e barcaroli, simulando ogni ritorno personale da Roma, nella sua Taranto, giocando seriosamente sulla fine dell'autostrada per Taranto a trenta chilometri dalla città, a Massafra dove ci sono "tre macchine, quattro case e DICIOTTO SEMAFORI"...
Mordace la descrizione critica della nuova base navale in zona Chiapparo e della "scelta" della città come punto strategico per manovre non meglio identificate. Tenera la rievocazione di "Marc' Pol'" personaggio tarantino che ha caratterizzato la Storia della città per un cinquantennio e del quale, Daniele fa una puntigliosa ricostruzione storica, descrivendone tratti somatici e genesi lavorativa.
Un lavoro bello, entusiasmante, scoppiettante, che, si auspica, possa ripetersi in futuro a beneficio di altri tarantini che questa volta non hanno avuto l'opportunità di goderne.
Nel suo TARANTOLANDO... ANCORA, nell'incredibile scenario dell'Ipogeo del Centro Culturale Filonide, sulla "ringhiera" della Città Vecchia di Taranto, sabato 14 giugno, per due ore è riuscito a calamitare l'attenzione di circa centoquaranta persone che hanno riso e battuto le mani fino a spellarsele... e si sono commossi per la bellezza accorata di alcune canzoni in dialetto tarantino che nulla hanno da invidiare ad altre bellissime canzoni in altri dialetti più conosciuti ed apprezzati del nostro.
Accompagnato da due giovanissimi musicisti, Ilaria Gentile alla chitarra e Francesco Vischi a tastiera e fisarmonica, Mimmo Fornaro ha sparato i suoi fuochi d'artificio, cantando, parlando, mimando, suonando l'armonica a bocca (e sudando come solo lui s fare ) dimostrando di essere un artista completo...e soprattutto BRAVO.
Ha rievocato tradizioni tarantine legate alla notte di San Giovanni e alla Santa Monica...
ha raccontato aneddoti verosimili farcendoli di "tipi" quali il "timido", il "prodigo", il "rattuso"... divertendo proprio per la verosimiglianza con esperienze di vita vissuta prima o poi un po' da tutti...
ha ricordato il modo dei ragazzi di un tempo di rapportarsi alle ragazze confrontandolo con quello dei giorni nostri...
ci ha commosso, facendo in modo di dire "è vero!" descrivendo le modalità di rapporto che i genitori di una volta avevano con i propri figli...
anche nella descrizione di medicine e sapori di tanto tempo fa ha sorpreso, meravigliato, emozionato...
ma soprattutto è stato dolcissimo nel cantare nel nostro dialetto e nel raccontare il perchè si dedichi ancora ad utilizzare il tarantino per uno spettacolo di cabaret... perchè ha Taranto nel cuore e nel sistema circolatorio, come tanti di noi, e vuole che questo sia ben presente a chi va ad ascoltarlo e ad applaudirlo...
non sono facile alla lacrima... e ieri sera era più probabile ridere fino alle lacrime che non piangere... ma da un po' di tempo, sentire parlare di Taranto come Mimmo ha fatto ieri, mi commuove fino alle lacrime... lacrime di gioia e di "comune sentire"...
grazie Mimmo!
ma un grazie grande va anche agli ospiti che hanno allestito, nell'ipogeo di loro proprietà, un suggestivo palcoscenico e accolgono e valorizzano talenti nostrani perchè credono in Taranto e nei tarantini...
bravissimi i giovani musicisti...
straordinario il giovane Roberto Bellacicco che ha curato luci e suoni
Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.
Così si conclude una spendida canzone di Ivano Fossati, riletta ieri, in un forum, al termine di un post bellissimo e struggente di un iscritto.
Ho riletto le parole della canzone e le ho sentite vere... avrei potute scriverle io per quanto vere mi sono apparse...
Oggi mi chiedo, invece, se davvero c'è tempo ancora per qualcosa... e non sono sicura di potere rispondere sì...
scendono lacrime calde a bagnare un volto che credevo di pietra e che, invece, è solo invecchiato, per quel tempo che è andato via per sempre...
Che cos'è mai la Vita se non una prova d'Amore vestita di un corpo che muore?!
è una frase che scrissi all'interno di una mia "poesia" nel lontano 1972... frequentavo il secondo liceo classico e, per la prima volta, mi ritrovai di fronte alla morte di un padre, quello della mia amica Marina con la quale condividevo tutto.
Avevo diciassette anni e la morte mi sembrò esattamente questo: la conclusione di un ciclo in cui l'Amore avvolgeva di sè ogni cosa.
Ripensandoci ora mi sembra così strano essere stata tanto profonda appena a diciassette anni. Chissà se allora, in assenza di quella morte improvvisa, avrei mai formulato tali pensieri. A volte quel che accade costituisce la spinta a porci delle domande e a darci delle risposte.
Maddalena, sin da bambina viene indotta, dalla madre, a pensare soprattutto alla "chiesa", quasi dimenticando la propria natura di donna dotata di particolare bellezza.
E' gemella di Fausto che, ad un certo momento della vita, deciderà di diventare prete.
Giovanni, da sempre innamorato di Maddalena, dovrà rinunciare, lentamente ma inesorabilmente a lei, nel momento in cui, diventato sacerdote Fausto, lei deciderà di seguire il fratello in parrocchia, pur continuando ad insegnare.
Molto del lavoro di Enzo Lauretta si gioca sul desiderio, inesaudito, di Maddalena, di diventare sacerdote. Desiderio che, quando Fausto lascerà il sacerdozio per sposare Enrichetta, porterà Maddalena prima alla perdita del contatto col mondo reale attraverso un periodo di coma e poi, al suo risveglio, ad una pacata pazzia.
Ho un'amica virtuale, molto cara, alla quale, questa sera dedico questo mio nuovo-vecchio video. Nuovo nel senso che è rifatto con le stesse parole tratte da alcune pagine di un mio libro pubblicato un anno e mezzo fa, con una diversa musica e diverse foto rispetto a quelle utilizzate una settimana fa per "Per le strade della città vecchia"... Ili... la vita a volte è molto dura... ma la vittoria è nel non abbassare mai la testa e non dirsi mai sconfitti...
Annuncio in questo post qualcosa che , mai avrei creduto di poter annunciare e, tantomeno, realizzare...
e invece ce l'ho fatta...
incoraggiata dal mio amico Massimo, ho provato a realizzare il mio primo video, utilizzando la medesima registrazione che Massimo aveva assemblato nel video postato un paio di settimane fa...
non sarà, questo mio, il massimo della perfezione, anzi... ma l'ho realizzato con impegno, amore, puntigliosità... e ce l'ho fatta...
Solitamente celebriamo il Giorno della Memoria il 27 gennaio... per non dimenticare... ma poi dimentichiamo...
io non voglio dimenticare... non più...
domenica scorsa ho letto alcune pagine de' "Gli anni rubati" - Le memorie di Settimia Spizzichino... l'ho fatto nel Salone degli Specchi, a Palazzo di Città... "la casa dei tarantini", come la definisce il nostro attuale sindaco, una persona meravigliosa...
poi, nei giorni seguenti, ho registrato quella lettura con il sottofondo musicale di uno dei più struggenti films mai visti "Schindler's list"... l'ho fatto dietro esplicita richiesta di un mio carissimo amico che poi ha montato e pubblicato questo filmato costituito dalla ripetitiva ed ossessiva sequenza di immagini fin troppo conosciute...
se vi riesce... arrivate ad ascoltare questa lettura... fino in fondo... e, come me, non avrete più voglia di dimenticare...
Leggo la prima volta quel pezzo de' "Gli anni rubati"...ed è tutt'uno sentirmi lei, nuda, avvolta in una coperta, trasportata tremante di paura in un blocco esperimenti...tutto apparentemente è bello, diverso dal "campo", quasi un sogno ad occhi aperti...due letti con lenzuola e coperte, un lavandino nella stanza, l'infermiera che non vuole che beva acqua dal rubinetto e mi porta il "latte"... ma c'è un peggio che deve arrivare e che arriva, anche per me... sento sulla mia pelle la pomata spalmata dal medico polacco che fa esperimenti, iniettando batteri... la scabbia, il tifo, dozzine di malattie...
soffro, piango, mi sento dilaniata dal dolore, dalla paura, ma non mi piego, resisto, non chino la testa... in silenzio attuo la mia muta resistenza... non so se ce la farò...di fatto sopravvivo...resisto... fino al giorno in cui riesco a farcela... e poi a raccontare...
Le emozioni scaturite da questa lettura mi spingono a prendere la penna... devo scrivere... come spesso mi accade, ho un bisogno quasi fisico di scrivere, un'impellenza incontenibile...
non ho idea di quel che scriverò e, come un automa, incomincio a scrivere...
Ti prendo
ti porto
ti spoglio
ti affamo...
... sto scrivendo da carnefice...
quelle parole messe in fila sul foglio mi sono entrate nell'anima tanto da essere passata, ora, dall'altra parte...come a cercare le ragioni dell'altro...
scrivo, frettolosamente, quasi come se dovessi portare a termine un compito... nessun compito... solo l'urgenza di far fluire le emozioni che, forti, si sono affacciate fra mente e cuore, incrociando all'altezza della gola...
a volte cancello, quando non sento fluidità... non sono versi, eppure quando scrivo qualcosa, devo sentire musicalità...
è dura questa musica... ma va avanti, fluida... fino alla fine...